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Lei è all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi.
Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là.
Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai.
A cosa serve l'UTOPIA?
Serve proprio a questo: a camminare.

Eduardo Galeano

Non puoi risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato.
Albert Einstein



Se vuoi essere universale, parla del tuo villaggio.
Lev Tolstoj

giovedì 14 luglio 2016

CENTRI URBANI SENZA AUTO, SI PUO' FARE: L'ESEMPIO DI LUBIANA "LA DOLCE" E ANCHE LANCIANO PUO' DIVENTARLO.

Lubiana, città senz'auto, la più verde d'Europa 2016.
(con un aggiornamento a fine pagina del 15 luglio)

Il "progresso" è qualcosa di ben diverso dal semplice "sviluppo": riguarda quasi sempre la qualità mentre il secondo fa i conti con la quantità e ne paga spesso le disastrose conseguenze. Vedasi la fine che hanno fatto i famosi Paesi "in via di sviluppo"...

L'idea di "progresso", come qualsiasi concetto, varia e dipende dal contesto e dal periodo storico. Una volta, sessanta, cinquanta, quarant'anni fa, l'automobile poteva ben incarnare quest'idea, un sogno col tempo diventato illusione e poi pieno fallimento.

L'idea di "progresso" attuale, moderna, reale e fattibile, è ad esempio quella di liberare le città dalle auto per riportarle ad essere quello che erano e che dovrebbero essere: un centro di incontro, accoglienza, socializzazione, elaborazione, scambio e piena vivibilità. Quello che lo strapotere debordante delle macchine impedisce quotidianamente.

Ma il mondo cambia e per fortuna, a volte, verso il meglio: gli esempi di quartieri, centri urbani, città intere che si vanno liberando delle auto sono sempre più frequenti e qualificanti. La capitale della Slovenia, Lubiana, è diventata un punto di riferimento internazionale in questo senso ed è la dimostrazione concreta di come sia possibile esaltare lo splendore degli agglomerati urbani liberandoli dalle auto con tutta la straordinaria conseguenza di effetti positivi che ne conseguono a cascata.

Lo ha fatto, lo sta facendo Lubiana con i suoi 287mila abitanti, può riuscirci tranquillamente anche Lanciano con i suoi 35mila. Anzi le dimensioni sono ideali per poter sperimentare tutte le soluzioni più innovative che potranno portare solo benefici. Ricordiamo sempre lo scetticismo che ha accompagnato l'inizio della raccolta differenziata spinta dei rifiuti e gli straordinari risultati conseguiti in un tempo brevissimo.

Anche sulla mobilità si può fare altrettanto: spiegare bene gli interventi alla cittadinanza, renderla partecipe e soprattutto incentivarla nella direzione giusta con una convenienza individuale diretta oltre quella collettiva.

Qui di seguito riporto alcuni ampi stralci tratti dall'articolo "Lubiana la dolce" scritto da Giancarlo Radice per il magazine "D di Repubblica" che illustra bene la "rivoluzione" slovena.

Un buon auspicio perché questa dolcezza si trasferisca presto anche su quest'altra sponda dell'Adriatico.

Franco Mastrangelo

Lubiana la dolce


Rifiuti e traffico zero, tanti parchi e opere pubbliche. La capitale slovena è oggi un modello ideale di città media. Per questo è stata eletta la più verde d’Europa 2016



[del Sindaco Zoran Jankovic ndr]

La prossima tappa è l’acquisto di 70 nuovi bus ibridi destinati a collegare Lubiana con i comuni dell’hinterland, con l’obiettivo di riequilibrare i flussi di mobilità in tutta la regione entro il 2020: un terzo di auto private, un terzo di trasporti pubblici a bassa emissione, un terzo di traffico “non motorizzato”.
Ma sulla scia dei primi provvedimenti si è innestata anche una forte spinta “dal basso”, privati cittadini come organizzazioni no profit, protagonisti di una rinascita culturale che in pochi anni ha trasformato la capitale slovena in una delle più vivaci città europee. Fra via Trubarjeva e via Krizevniska, nelle tortuose stradine del centro storico è un moltiplicarsi di gallerie d’arte contemporanea, di teatri “tradizionali” e off, di club dove si fa musica.

[...] Un esempio lo si vede nel piccolo e centralissimo parco Tabor, ridotto ad area incolta dove non passava più nessuno fino a quando, pochi anni fa, il Comune non lo ha affidato a un’associazione civica, Prostoroz, che a sua volta ha chiamato la gente del quartiere ad esprimere le proprie idee su come rinnovarlo. Oggi Tabor è tornato ad essere un punto di ritrovo, con le famiglie che passeggiano nel verde e i ragazzi che trascorrono il pomeriggio sul campo da basket o la pista d’atletica. Lì vicino un vecchio deposito abbandonato è diventato un orto urbano, dove un centinaio di persone coltivano vegetali. «È una dimostrazione», dicono quelli di Prostoroz, «che non sempre bisogna investire milioni per cambiare le cose».

[...] All’Est si va veloci Nell’autorevole classifica del World Competitiveness Ranking (stilata dal IMD World Competitiveness Center di Losanna), l’economia slovena - insieme a quella lettone e slovacca - è tra quella che cresce di più al mondo. Nel 2015 i tre Paesi hanno scalato più di sei posizioni.

(2 luglio 2016)
 

Mobilità ciclistica. Avanti adagio, quasi indietro. 

(DAL SITO FIAB - ARTICOLO DEL 13 LUGLIO 2016)


di Giulietta Pagliaccio

Quanto ancora dobbiamo attendere?
Notizie interessanti arrivano da vari paesi europei che stanno immaginando - e attuando - evidentemente un altro modo di vivere le loro città.
Parigi: la sindaco Hidalgo ha deciso di aumentare del 50% le aree per pedoni e ciclisti riqualificando sette importanti e famose piazze di Parigi.
Barcellona ha predisposto un piano per disincentivare l’uso delle auto con la creazione di una rete di strade che “isolano” interi quartieri dove ci si sposta esclusivamente a piedi, in bicicletta o con mezzo pubblico.
Londra: il sindaco neoeletto ha dichiarato che proseguirà il lavoro per rendere sempre più ciclabile la metropoli e grazie alle politiche incentivanti di questi anni i ciclisti sono triplicati mentre l’uso dell’auto è crollato.
Norvegia: hanno predisposto un piano nazionale di highways ciclabili per 885 milioni di euro.

Mi fermo qui con l’elenco per carità di patria e perché è sempre più stridente la differenza di approccio tra noi e loro: tra le nostre politiche per incentivare la mobilità ciclistica sempre al minimo sindacale, con il freno a mano tirato perché gli italiani sono diversi – e non si capisce in cosa -, e loro che pensano in grande, al futuro magari senz’auto come Helsinki.

E noi? Sempre a contrattare, a tutti i livelli, qualche spicciolo per la mobilità ciclistica che ci viene elargito spesso come “contentino” per poter digerire magari una mega infrastruttura viabilistica.

Dall’altro lato della barricata, poi, sempre pronti a trovare le soluzioni più fantasiose come il casco obbligatorio dimenticandosi di tutto l’impianto delle nuove norme del Codice della Strada che miseramente rimane impantanato tra Commissioni varie in Senato e non si riesce a capirne i motivi.

Eppure ci sono tutte le motivazioni possibili per intraprendere con decisione una politica per la mobilità ciclistica: migliora l’ambiente, dona benessere e salute ai cittadini, rende migliore la qualità della vita e più efficienti gli spostamenti quotidiani, costa poco e rende molto considerato che per ogni euro investito in ciclabilità c‘è un ritorno per la collettività di 3/4€.

Presidente Renzi, quanto ancora dobbiamo attendere per vedere il nuovo Codice della Strada?

Quanto ancora dobbiamo attendere per vedere meno auto in città? Perché mobilità sostenibile significa togliere auto dalle strade, non sostituirle con auto elettriche.

Togliamo auto dalle strade e portiamo gli Italiani ad usare la bicicletta: il 20% medio nazionale di spostamenti in bicicletta è un obbiettivo ampiamente raggiungibile in pochi anni, purché si proceda senza tentennamenti.

Presidente Renzi, ce la facciamo?

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